La Loggia, detta “del Romanino” dal nome dell’artista che fra il 1531 e il 1532 ne eseguì la decorazione ad affresco, occupa una posizione centrale al primo piano del Magno Palazzo, aperta in cinque arcate sul Cortile dei Leoni. È il luogo di raccordo fra i vari corpi di fabbrica: da essa si accede direttamente al corridoio dietro le antiche cucine e ai bagni, si sale al piano superiore con l’appartamento del principe vescovo, la Sala Grande e altri ambienti di rappresentanza, e si scende nel giardino esterno.
Nella decorazione della Loggia temi profani, allegorici, mitologici biblici e di storia romana si alternano all’interno di un complesso programma iconografico che riflette la cultura umanistica rinascimentale diffusa nelle corti e l’immagine che di se stesso intendeva dare l’illustre committente, il principe vescovo Bernardo Cles.
Grazie al restauro del 1985-1986 gli affreschi sono tornati leggibili in tutto il loro splendore; in particolare i nudi sono stati liberati dalle vesti sovrapposte in modo deturpante probabilmente nel secolo XVIII.